Romanticismo

La cultura, la letteratura e l’arte della prima metà dell’800 vengono definite romantiche, cioè caratterizzate dal sentimento. Il romanticismo si diffuse in tutta Europa e ispirò la lotta per l’indipendenza nazionale.
Secondo i romantici, i diversi popoli andavano considerati come degli individui. Ognuno di noi deve essere libero, ma può esserlo veramente se può sviluppare in pieno la sua personalità, le sue idee, i suoi sentimenti, il suo modo di esprimersi. Allo stesso modo ogni nazione può essere veramente libera solo se sviluppa liberamente le sue capacità, la sua lingua, la sua cultura.

Letteratura
Il termine “romantico” usato in Inghilterra fin dal 600 per indicare in modo spregiativo il contenuto fantastico dei romanzi cavallereschi e pastorali, nei primi anni dell’800 nella stessa Inghilterra assunse il significato medievale gotico, in contrapposizione con classico, antico perché vuole sottolineare che nelle loro opere i poeti privilegiano le emozioni e l’irrazionalità e rifiutano il razionalismo degli autori neoclassici.

Il quadro storico
L’età del Romanticismo coincide con gli anni in cui la borghesia si afferma come classe dirigente e toglie il potere ai nobili guidando grandi trasformazioni economiche, culturali e politiche. Negli anni della Rivoluzione Francese, i borghesi conquistano spazi di libertà e di partecipazione politica mai raggiunti in precedenza e dopo la restaurazione (1814) continuava a rappresentare le forze progressiste della società: essi organizzavano le società segrete, lottano contro l’assolutismo, vogliono l’unità e l’indipendenza delle nazioni e per merito loro si diffuse il principio che lo stato deve fondersi sulla libertà individuale.
Sono ancora i borghesi che, con la Rivoluzione industriale, introducono nell’economia le regole del capitalismo: essi diventano proprietari dei mezzi di produzione, decidono le sorti dei mercanti, e spingono l’Europa verso un ammodernamento tecnologico che cambia profondamente la vita delle popolazioni. Per esempio si spopolano le campagne e si sviluppa il fenomeno dell’umanesimo: intorno alle fabbriche sorgono agglomerati urbani nei quali i lavoratori e le loro famiglie vivono in condizioni di miseria.
Per lottare contro lo sfruttamento e l’emarginazione, gli operai costituiscono delle associazioni di tipo sindacale e molti di essi aderiscono alle idee di uguaglianza tra gli uomini dal socialismo.

I caratteri del Romanticismo
Il romanticismo è un movimento culturale che presenta molte differenze tra un Paese Europeo e l’altro, ma dovunque è caratterizzato da alcuni aspetti comuni:
- il sentimento: in opposizione dello “storicismo” romantico al “razionalismo” illuministico dalla quale tradizionalmente si muove per caratterizzare la nuova concezione dell’uomo e del mondo, rischia di mettere in ombra alcuni aspetti essenziali, per i quali il Romanticismo si presenta come erede legittimo della cultura del 700 e, in particolare, della sua innegabile passione per la ricerca storica; la rivalutazione del passato, il privilegio attribuito alla conoscenza popolare di essere depositaria di un antica sapienza, la rivendicazione del sentimento contro la ragione, la riscoperta dei valori religiosi al di là della sbrigativa liquidazione razionalistica, l’esaltazione della fantasia contro il freddo intellettualismo, l’affermata superiorità della poesia come l’illuminazione sull’arido raziocinare della prosa sono atteggiamenti intellettuali e morali che sembrano giustificare la concezione semplificatrice del Romanticismo come rovesciamento delle più tipiche posizioni illuministiche.
- l’inquietudine: i romantici aspiravano ad evadere la realtà.
- La storia: i romantici attribuiscono alla storia un grande valore; essa è maestra di vita poiché ogni evento non è frutto di errori casuali come pensavano gli illuministi, ma deriva dagli eventi che l’hanno preceduto.
Tra gli autori più importanti: Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785. Compì i suoi studi in collegio, dove rimane dai sette ai 16 anni, e ricorderà sempre con risentimento questo periodo per i metodi autoritari adottati nella sua educazione.
A 20 anni raggiunge la madre a Parigi, dove abita fino al 1810: sono cinque anni molto importanti per la sua formazione culturale e politica poiché viene a contatto con le idee dell’illuminismo.
Nel 1806 sposa la ginevrina Enrichetta Blondel.
Si stabilisce a Milano dove si dedica agli studi e alla composizione delle sue opere. Vive con molto entusiasmo il clima risorgimentale che si va formando e con i suoi scritti favorisce la diffusione degli ideali patriottici; spera in un successo dei moti del 1821 per i quali scrive anche un’ode; nel 1848 firma con altri un invito al re sabaudo Carlo Alberto perché con le sue truppe varchi il Ticino e liberi la Lombardia dagli Austriaci.
Nel 1861 è nominato senatore del nuovo Regno d’Italia dal re Vittorio Emanuele II e presiede la commissione per l’unificazione della lingua.
Mentre nella vita pubblica Manzoni raccoglie molti riconoscimenti successi, in quella privata soffre molti dolori: ha problemi di salute, perde la prima moglie in giovane età, dei suoi 10 figli alcuni hanno vita difficile e infelice e ben cinque muoiono prima di lui, gli muore anche la seconda moglie. La morte lo coglie a Milano, in seguito ad una caduta dagli scalini della chiesa di San Fedele, nel 1873, all’età di 88 anni.

Le opere
Manzoni è l’autore più rappresentativo del Romanticismo italiano; nelle sue opere si riconoscono perciò molti dei temi e degli ideali del Romanticismo. Le più importanti sono:
- Del trionfo delle libertà (1801);
- Gli Inni sacri (1812- 1822);
- Le Odi (1821);
- Le Tragedie (1820- 1822);
- I Promessi Sposi, pubblicato nel 1827.

Il romanzo storico
Il romanzo storico è un romanzo che ambienta una vicenda – vera o inventata – in luoghi reali e in un’epoca storica precisa.
In esso l’autore ambienta le avventure dei suoi personaggi narrando gli avvenimenti storici e descrivendo la società in quel tempo.
Manzoni ambienta l’intreccio del suo romanzo nel 600: con grande scrupolo storico i fatti di quell’epoca ma nei problemi, nella misericordia, nella virtù e nei pregiudizi di quel secolo proietta i temi politici del suo tempo, dando così all’opera un carattere di grande attualità.
Il primo romanzo storico scritto in Europa è l’Ivanhoe dello scozzese Walter Scott (1771- 1832).

I temi fondamentali
Tutto il romanzo è percorso da due temi fondamentali: la vita degli umili e la Provvidenza Divina. Per la prima volta la gente comune vittima dei soprusi dei potenti, con i suoi problemi e con il suo bisogno di dignità e giustizia, diventa protagonista del romanzo.
Nel momento in cui l’Italia sta cercando la sua unità nazionale, Manzoni sembra lanciare un messaggio politico: il popolo con la sua operosità e la sua speranza di giustizia può dare un grande contributo al rinnovamento della società.
Riguardo alla Provvidenza Divina, Manzoni ritiene che essa guidi la storia degli uomini non perché si sostituisca a loro e governi le loro azioni, ma perché le vicende umane s’inseriscono in un progetto universale che coinvolge tutto il creato. Coloro che sono umiliati e perseguitati cercano nella Provvidenza le ragioni del loro soffrire e, nei disegni divini, trovino non motivo di rassegnare ma volontà di riscatto e forza per opporsi alle ingiutizie. ALLA FINE LA GIUSTIZIA DI DIO PREMIA I DEBOLI E SCOFIGGE I POTENTI.

La vicenda
Per dare effetto di maggior veracità e per attribuire al narratore un maggior distacco dalla storia che racconta, Manzoni finge di trascorrere in forma moderna la cronaca di un autore anonimo del 600.
La vicenda è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola, negli anni di una grande epidemia di peste.
I due protagonisti principali sono Renzo Tramaglino e Lucina Mondella, due giovani di umili condizioni che vivono in un paesino nei pressi del lago di Como e lavorano in una filanda.Progettano di sposarsi e già la cosa è pronta per il loro matrimonio quando il capriccio del prepotente don Rodrigo, un signorotto del luogo, manda all’aria tutto.
Don Abbodio, il curato che deve celebrare il matrimonio, è minacciato dai bravi, gli sgherri di don Rodrigo, e per fortuna si sottrae al suo impegno.
Per un caso sfortunato, Lucia sfugge al rapimento di don Rodrigo e con l’aiuto di Fra Cristoforo si rifugia a Monza, in un convento.Qui la superiora suor Gertrude, alla cui protezione è stata affidata, la inganna, e permette che sia rapita dagli uomini di un criminale, l’Innominato, cui si è rivolto don Rodrigo. Portata al castello dell’Innominato, Lucia riesce a commuovere l’animo di quell’uomo indurito da tante crudeltà, ma tormentato anche dai rimorsi; l’Innominato si pente e si converte alla fede davanti al cardinale Borromeo. Lucia è libera e, insieme alla madre, viene ospitata nella casa di don Ferrante a Milano. Nel corso di questi avvenimenti, Renzo, che raggiunto Milano, è coinvolto in un tumulto di protesta contro la mancanza di pane e sta per essere arrestato ma la folla lo aiuta a fuggire; riesce poi ad arrivare a Bergamo e a trovare ospitalità e lavoro presso il cugino.
Intanto agli orrori della guerra si aggiungono quelli della peste: i lanzichenecchi, le truppe mercenarie dell’esercito imperiale calate in Lombardia dalla Germania per dare man forte alla Spagna contro il Ducato di Savoia e la Francia, diffondono il contagio. A causa della peste, Milano perde la maggior parte dei suoi abitanti; anche Renzo e Lucia s’ammalano, ma riescono a guarire.
Finalmente, dopo tante tragiche vicende, i due promessi sposi s’incontrano nel lazzaretto di Milano, il luogo dove vengono portati i malati di peste e dove Renzo, disperato, è andato a cercare Lucia.
Con l’aiuto del fra Cristoforo riescono a superare gli ostacoli che ancora si frappongono al loro matrimonio e si sposano.
Si stabiliscono in un paese del Bergamasco e la vita fu, da quel punto in poi, una delle vite più tranquille, delle più felici e delle più inaffidabili: Renzo con il cugino acquista una piccola azienda tessile; Lucia, aiutata dalla madre, ha il suo daffare ad allevare i molti figli che nascono dalla sua unione con Renzo.
Il malvagio don Rodrigo colpito dalla peste, è morto tra atroci sofferenze.

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, nelle Marche.
Il padre, che in politica è legato al regime assolutistico, in famiglia è autoritario e severo ed esige il rispetto di rigide regole. La madre, molto religiosa, si dimostra esigente ed ossessiva. L’infanzia del poeta è molto infelice, priva d’affetto e di giochi. A nove anni la sua educazione è affidata ad un precettore ed egli si dedica agli studi con straordinaria passione rivelando doti prodigiose. L’impegno nello studio è tale da compromettere la sua debole salute: si aggrava la scogliosi che lo rende deforme e una malattia agli occhi per qualche tempo gli impedisce la lettura.
Nel 1819, spinto da una grande sofferenza famigliare progetta di fuggire, ma il tentativo non riesce: segue un periodo di grave depressione e di angosciosa solitudine.
Finalmente, nel 1822, il padre gli permette di trasferirsi a Roma per intraprendere una carriera ecclesiastica, ma dopo soli 6 mesi fa ritorno a Recanati dove rimane fino al 1825; poi si trasferisce a Milano, Bologna, Firenze e Pisa ed infine è costrettola problemi di salute a tornare nella casa paterna.
Nel 1830, grazie all’aiuto di un gruppo di amici, si stabilisce a Firenze dove trova l’amore infelice.
Nel 1833 si trasferisce a Napoli nella speranza che il clima mite possa migliorare le sue condizioni di salute, ma in quella città muore nel1837 ed è sepolto lì.

I temi fondamentali
La poesia di Leopardi è tutta pervasa DALL’ANSIA VERSO L’INFINITO e dominata dal CONFLITTO FRA SOGNI E REALTÀ che genera sentimenti di inquietudine e angoscia.
Il tema ricorrente nelle sue opere è il dolore: secondo Leopardi il dolore è la condizione ineliminabile della vita umana; l’uomo è destinato all’infelicità fin dalla nascita, è la vittima innocente della Natura, che è una forza cieca e superiore, indifferente al destino delle creature viventi.
La nascita, la sofferenza e la morte non hanno un perché e l’angoscia dell’esistenza sarebbe intollerabile se l’uomo non cercasse confronto nelle illusioni; le speranze della giovinezza, dell’amore, la fede in Dio aiutano a sopportare la vita ma non sono che illusioni.
Altri temi sono presenti nella poesia leopardiana sono quelli della memoria, dello scorrere inesorabile del tempo, della nostalgia e del rimpianto.

Le opere.
Tra le sue opere ricordiamo:
- i Canti (1831) raccoglie: -alcune canzoni.
- gli Idilli (1819-1821), un gruppo di poesie tra cui L’infinito e Alla luna.
- I grandi Idilli (1828- 1830), raccolta di poesie cui A Silvia e Il sabato del villaggio.

Infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interinati
Spazi di là da quella, e sovraumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando;e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva,e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Musica
Per periodo romantico si intende quell’epoca della storia musicale che segue l’epoca classica; esso occupa gran parte del XX sec.
Il romanticismo fu un epoca ricca di grandi personalità e di capolavori in tutti i generi musicali, ma anche densa di contrasti e di contrapposizioni.
Nella musica romantica, i musicisti, infransero le simmetrie e le ordinate proporzioni sulle quali si reggevano le architetture delle sonate, sinfonie, trii e quartetti classici ecc.alla quadratura essi preferiscono l’asimmetrico,al contrasto dei temi, lo svolgimento, la divagazione. Ciò vale per le forme ereditate dalla tradizione classica, ma vale ancora di più per le forme nuove: ballate, romanze senza parole, improvvisi, studi, scherzi, notturni, poemi sinfonici, ecc.
Alla ragione dell’illuminismo venne ora opposto il sentimento, vale a dire si concesse spazio a tutto quanto l’uomo è fonte di emozioni, sensibilità, fantasia.
Il compositore, mutò la sua posizione sociale: da lavoratore dipendente con stipendio fisso presso una corte o una chiesa, divenne ora libero professionista; componeva quindi quello che voleva e come voleva e si guadagnava la vita vendendo le proprie canzoni agli editori, dando concerti e insegnando.
In virtù della sua nuova indipendenza, il musicista nei suoi lavori, mise in primo piano le proprie esperienze ed i propri sentimenti; in altre parole la musica da oggettiva diventa soggettiva unendosi strettamente alla vita del musicista.
A causa di questa unione con la vita, la musica venne spesso a permearsi di riferimenti descrittivi.
In altre parole, giunse spesso a rappresentare precise vicende, a suggerire particolari paesaggi, a delineare significativi personaggi.
Fra l’altro molte composizioni musicali cercarono di produrre le emozioni suscitate dalla natura, nella quale, l’uomo del romanticismo trova rispecchiati i propri sentimenti.

Arte
Il romanticismo fu una vera e propria rivoluzione visiva, letteraria e spirituale. La parola, l’immagine e anche la musica espressero un particolare modo di sentire e di pensare. In relazione al razionalismo illuministico, si imposero il senso della natura spontanea e libera e la valorizzazione dei sentimenti e delle passioni.
Gli artisti stabilirono uno stretto rapporto fra natura e sentimento. Sia nella letteratura che nelle arti visive il paesaggio fu considerato come uno sfondo naturale su cui proiettare emozioni, passioni, sogni.
Dietro a un paesaggio reale di un pittore romantico dobbiamo vedere un altro mondo, quello dell’artista: il suo mondo è interiore. Generalmente esso è pervaso da un sentimento di disagio, di malinconia.
Un crepuscolo, un albero secco, un cielo notturno illuminato dalla luna, sono elementi visivi naturali che però connotano uno stato di tristezza, il pensiero della morte, un atteggiamento di evasione dalla realtà.
Uno dei massimi esponenti del romanticismo, in arte, fu Friedrich, che era riuscito a suscitare nelle persone dei pensieri di malinconia:
- dipingendo con colori “tristi”: viola, porpora, blu;
- facendo prevalere le ombre sulle luci;
- colorando di nero la vele dei vascelli;
- mettendo poche figure in un paesaggio spoglio;
- disegnando i rami contorti o spezzati;
- dipingendo l’albero controluce, cioè scuro su fondo chiaro;
- con un volo di corvi neri, quali messaggi di presagi funesti.

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