Verso la società di massa

Massa: moltitudine indifferenziata al suo interno, aggregato omogeneo in cui i singoli tendono a scomparire rispetto al gruppo.
Alla fine dell’800, col diffondersi dell’industrializzazione nei paesi economicamente avanzati dell’Europa occidentale e del Nord America, nasce al società di massa.
Caratteristiche:
- i cittadini vivono in grandi e medi agglomerati urbani, così che gli uomini sono a stretto contatto gli uni con gli altri (anche grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto e di comunicazione);
- i rapporti hanno carattere anonimo e impersonale; il sistema delle relazioni fa capo alle grandi istituzioni nazionali;
- si entra nell’economia di mercato;
- i comportamenti e le mentalità si uniformano secondo modelli generali, svincolati dagli schemi tradizionali;
- stili di vita un tempo appannaggio di una minoranza, si diffondono.

Le nuove stratificazioni sociali.
La società di massa tendeva da un alto ad uniformare i comportamenti e i modelli culturali, dall’altro rendeva più complessa la stratificazione sociale.
Nella classe operaia si accentuava la distinzione tra manodopera generica e i lavoratori qualificati. La crescita degli apparati burocratici aumentò la consistenza del ceto medio.
A ingrossare le file del ceto medio contribuivano il settore del lavoro autonomo e quello del lavoro dipendente. La crescita dei lavoratori autonomi fu dovuta alla moltiplicazione degli esercizi commerciali e all’emergere di nuove attività (fotografo, meccanico, dattilografo).
La categoria dei dipendenti pubblici si allargava di pari passo con l’aumento delle competenze dello Stato.
Cresceva la massa degli addetti al settore privato (tecnici, impiegati, commessi) che svolgevano mansioni non manuali: verranno chiamati colletti bianchi (per distinguerli dai colletti blu delle tute degli operai).
Nella scala dei redditi i ceti medi occupavano una posizione distante da quella dell’alta borghesia e vicina a quella degli strati privilegiati della classe operaia. La distinzione tra piccola borghesia e proletariato era molto netta. Agli ideali tipici della tradizione operaia (solidarietà, spirito di classe, internazionalismo) i ceti medi contrapponevano i valori storici della borghesia (individualismo, rispettabilità, proprietà privata, risparmio, senso della gerarchia, patriottismo). Mentre l’0alta borghesia bancaria diventava cosmopolita e assumeva i modelli di comportamento delle classi aristocratiche.

Istruzione e formazione.
Un ruolo importante nel plasmare la nuova società fu svolto dalla scuola. Si cercò di attuare il principio secondo cui l’istruzione non era un bene riservato solo a un’elite, ma era un’opportunità da cui nessuno doveva essere escluso. L’idea di una scuola aperta a tutti e controllata dai poteri pubblici provocava la resistenza di coloro che erano legati a una visione tradizionale della società ed era motivo di interesse per le classi dirigenti: la scolarizzazione diffusa rappresentava uno strumento di promozione sociale, un mezzo per educare il popolo e per ridurre la criminalità.
Dagli anni ’70, tutti i governi d’Europa si impegnarono per rendere l’istruzione gratuita e obbligatoria. Il processo di laicizzazione e di statizzazione del sistema scolastico fu meno spinto in Gran Bretagna dove la Chiesa anglicana conservava spazi ampi, fu radicale in Francia dove la questione scolastica diede luogo a scontri tra Stato e Chiesa. Il processo fu più rapido in quegli stati, come la Francia e la Germania, in cui esisteva già una scolarizzazione diffusa, fu invece più lento nei paesi mediterranei e orientali, dove le condizioni economiche e sociali erano sfavorevoli. Le conseguenze:
• aumento della frequenza scolastica;
• diminuzione del tasso di analfabetismo;
• diffusione della stampa quotidiana e periodica: si moltiplicarono le pubblicazioni e crebbe il numero dei lettori. Nacquero i quotidiani popolari, si allargava l’area di coloro che formavano l’opinione pubblica.

Gli eserciti di massa.
Un contributo allo sviluppo della società di massa venne dalle riforma militari realizzate in tutta Europa (tranne in Gran Bretagna). Queste riforma si basavano sul principio del servizio militare obbligatorio per la popolazione maschile, cioè la trasformazione degli eserciti a lunga ferma (composti da professionisti), in eserciti a ferma breve (formati da cittadini in armi).
Due ostacoli si opponevano all’attuazione di tale principio:
1. economico: le risorse finanziarie degli Stati non bastavano a mantenere, armare ed addestrare per almeno 3 anni tutti gli uomini giudicati abili. Per questo permanevano criteri di scelta arbitrari, basati sul privilegio economico (la possibilità di comprare l’esonero versando una tassa o pagando un sostituto);
2. politico: si pose il problema di quanto tempo si sarebbe potuto negare il diritto di voto a coloro che mettevano a repentaglio al vita per lo Stato; e ci si chiese se fosse saggio addestrare all’uso della forza masse potenzialmente rivoluzionarie.
I ceti borghesi mostravano con il ricorso all’esonero una riluttanza a sottostare alla dura condizione del soldato e quindi la truppa era di estrazione popolare.
Fattori che spingevano per la trasformazione degli eserciti:
• politico-militare: senza la disponibilità di grandi masse non era possibile avere un esercito in grado di assolvere a una funzione deterrente che ne faceva uno strumento indispensabile anche in tempo di pace;
• la tecnologia consentiva di produrre armi in serie in modo da coprire le esigenze di grandi eserciti;
• lo sviluppo delle ferrovie permetteva spostamenti veloci.

Suffragio universale, partiti di massa, sindacati.
Tra 800 e 900 in Europa si manifestò la tendenza verso una più larga partecipazione alla vita politica.
Il segno evidente di questa tendenza fu l’estensione del diritto di voto. Nel 1980 il suffragio universale maschile era praticato solo in Francia, Germania e Svizzera. Nei 25 anni successivi furono approvate leggi che allargavano il corpo elettorale fino a comprendere la maggioranza dei cittadini maschi maggiorenni, indipendentemente dal censo. In Italia si ebbe nel 1912.
L’allargamento del diritto di voto alle masse determinò un nuovo modello di partito di massa: fu proposto dai socialisti, era basato sull’inquadramento di larghi strati della popolazione attraverso una struttura articolata in organizzazioni locali (sezioni, federazioni) e facente capo a un unico centro dirigente.
Un altro canale di socializzazione delle masse fu costituito dalla crescita delle organizzazioni sindacali in tutti i paesi europei. Esse riuscirono a far valere il proprio diritto all’esistenza contro le resistenze degli imprenditori.
I sindacati si federarono sull’esempio delle Trade Unions inglesi. I più importanti furono la Commissione centrale dei sindacati liberi tedeschi e la Confederazione generale del lavoro (Cgl) costituita in Italia nel 1906.

La questione femminile.
Il problema dell’inferiorità economica, politica e giuridica delle donne fece emergere la “questione femminile”.
I primi movimenti di emancipazione femminile nacquero alla fine del 700 in Francia e in Inghilterra, ma avevano avuto scarso risultato. Nell’800 le donne erano ancora escluse dall’elettorato attivo e passivo e, in alcuni paesi, anche dalla possibilità di accedere alle università. Quando lavoravano ricevevano un trattamento economico inferiore a quello degli uomini.
Per le donne il lavoro extradomestico non era una scelta di emancipazione ma una necessità; i maggiori contatti con il mondo esterno, la partecipazione alle agitazioni sociali portarono le donne lavoratrici a una maggiore coscienza dei loro diritti.
In Gran Bretagna il movimento femminile si impose all’attenzione pubblica e concentrò la sua attività nell’agitazione per il diritto al suffragio (da qui il nome di suffragette) ricorrendo a dimostrazioni di piazza e scioperi della fame.
La lotta delle suffragette trovò pochi appoggi nel movimento operaio; i movimenti femminili furono lasciati soli a combattere.

Riforme e legislazione sociale.
L’estensione del suffragio non comportò cambiamenti nelle classi dirigenti, queste però dovettero venire incontro alle esigenze delle classi subalterne.
Tra l’800 e il 900 furono introdotte nei maggiori Stati europei forme di legislazione sociale. Furono istituiti sistemi di assicurazione contro gli infortuni, di previdenza per la vecchiaia e sussidi per i disoccupati. Si stabilirono controlli sulla sicurezza e sull’igiene nelle fabbriche. Si cercò di impedire il lavoro dei ragazzi in età scolare. Furono introdotte limitazioni agli orari giornalieri degli operai e fu sancito il diritto al riposo settimanale. All’azione dei governi si affiancò quella delle amministrazioni locali e furono esteti ai comuni i servizi pubblici (gas, acqua, trasporti).
Per sopperire all’aumento delle spese si ricorse a nuove imposizioni fiscali. La tendenza sostenuta dalle forze politiche fu quella di aumentare il peso delle imposte dirette (cioè sul reddito o sul patrimonio di persone e società) a scapito di quelle indirette (cioè quelle che colpiscono i consumi e le attività economiche e che gravano sui ceti popolari), e di introdurre il principio della progressività (aumento delle aliquote fiscali in relazione all’aumento del reddito).

I partiti socialisti e la Seconda Internazionale.
Fino al 1870-80 i movimenti socialisti costituivano minoranze emarginate. Alla fine dell’800 sorsero i partiti socialisti che cercavano di organizzarsi sul piano nazionale e proposero il “partito di massa”.
Il primo fu quello socialdemocratico tedesco (1875): assunse il marxismo come dottrina ufficiale del partito, ne fecero un modello per gli altri partiti.
In Francia si formò un partito di ispirazione marxista (1882) che si scisse in 2 parti, ma fu riunificato nel 1905.
In Gran Bretagna i lavoratori erano organizzati nelle Trade Unions. Furono i dirigenti dei sindacati a creare una formazione politica che fosse espressione del movimento operaio. Nacque il Partito laburista (1906) che era privo di una caratterizzazione ideologica definita.
Caratteri comuni dei partiti:
• si proponevano il superamento del sistema capitalistico e la gestione sociale dell’economia;
• si ispiravano ad ideali internazionalisti e pacifisti;
• tendevano a crearsi una base di massa tra i lavoratori;
• partecipavano alla lotta politica;
• facevano capo ad un’organizzazione socialista internazionale.
La Seconda Internazionale (o Internazionale socialista) nacque nel 1889, quando i rappresentati dei partiti europei si riunirono a Parigi e approvarono alcune deliberazioni:
• fissò la giornata lavorativa di 8 ore;
• proclamò una giornata mondiale di lotta per il 1° maggio di ogni anno.
La Seconda Internazionale fu una federazione di partiti nazionali autonomi e sovrani. Essa svolse un’importante funzione di coordinamento e i suoi congressi furono luogo di discussione sui problemi di interesse comune (sciopero generale, lotta contro la guerra, questione coloniale).
La dottrina ufficiale europea fu il marxismo nella versione elaborata da Engels: all’inizio pose l’accento sulle esigenze concrete e sulle battaglie quotidiane del movimento operaio; col tempo presero corpo 2 tendenze:
• quella che valorizzava l’aspetto democratico-riformistico che prendeva atto dei mutamenti avvenuti nella situazione politica.
L’esponente fu Bernstein secondo il quale i partiti dovevano collaborare con le altre forze progressiste. La società socialista sarebbe nata da una trasformazione realizzata grazie al lavoro delle organizzazioni operaie e del movimento sindacale. Le tesi di Bernstein furono definite revisioniste (implicavano una revisione della teoria marxista;
• quella di impostazione rivoluzionaria: contestava la politica centrista dei dirigenti socialdemocratici tedeschi ed europei. In Germania una minoranza di sinistra si formò attorno a Liebknecht e Rosa Luxemburg.

Russia: la socialdemocrazia russa ebbe come protagonista Lenin. Egli si batteva per un partito votato alla lotta, formato da militanti scelti e guidato da rivoluzionari di professione con una direzione accentrata.
In un congresso svoltosi in esilio a Londra nel 1903, il partito si spaccò in 2 correnti:
• bolscevica (cioè maggioritaria) guidata da Lenin;
• menscevica (cioè minoritaria) che faceva capo a Martov.

Francia: la dissidenza di sinistra prese il nome di sindacalismo rivoluzionario. I dirigenti sindacali formularono la teoria secondo cui il compito dei sindacati non era quello di strappare concessioni economiche, ma quello di educare i lavoratori alla lotta contro la società borghese.
Il momento dell’azione operaia era individuato nello sciopero utile a rendere i lavoratori consapevoli e a prepararli allo sciopero generale rivoluzionario.
L’esponente fu Sorel che esaltò la funzione liberatoria della violenza proletaria.

I cattolici e la “Rerum novarum”.
Di fronte alla crescita del movimento operaio la Chiesa di Roma e il mondo cattolico reagirono in modo articolato. Accanto al rifiuto della società industriale vi fu il tentativo di rilanciare la missione della Chiesa, adeguandone le forme alle mutate condizioni storiche.
Il declino dei culti tipici della società rurale fu compensato dalla promozione di forme di religiosità individuali e controllate dalla gerarchia ecclesiastica, dall’incoraggiamento a nuovi culti come quelli della Vergine di Lourdes o del Sacro Cuore di Gesù.
La Chiesa fu l’unica istituzione a poter supplire alla disgregazione sociale e alla perdita di identità indotta dall’urbanizzazione con una struttura organizzativa capillare: quella delle parrocchie, delle associazioni caritative, dei movimenti di azione cattolica.
L’impegno dei cattolici ebbe un impulso decisivo durante il pontificato di Leone XIII, che favorì il riavvicinamento fra i cattolici e le classi dirigenti di quei paesi dove esisteva una forte tensione tra lo Stato e le Chiesa; incoraggiò la nascita di nuovi partiti cattolici.
Leone XIII emanò la Rerum novarum nel 1891. Essa è dedicata ai problemi della condizione operaia: ribadiva la condanna del socialismo e riaffermava l’ideale della concordia tra le classi.
Indicava, come condizione di questa concordia, il rispetto dei doveri spettanti alle parti: i doveri degli operai erano la laboriosità, la frugalità e il rispetto delle gerarchie; il dovere degli imprenditori stava nel retribuire i lavoratori con il giusto compenso e rispettarne la dignità umana.
L’enciclica vedeva nelle associazioni cattoliche uno strumento di collaborazione tra le classi; però i sindacati cattolici si svilupparono su basi di classe (cioè comprendendo solo i lavoratoti dipendenti).
In Italia e in Francia emerse una nuova tendenza politica definita democrazia cristiana e che conciliava la dottrina cattolica con l’impegno sociale.
Sorse anche una corrente di riforma religiosa chiamata modernismo poiché si proponeva di reinterpretare la dottrina cattolica in chiave “moderna”, applicando i metodi della filologia alle Sacre Scritture. Esso aspirava a conciliare l’insegnamento della Chiesa con progresso filosofico e scientifico.
Nel 1903 divenne pontefice Pio X, legato ad una visione più tradizionale dei compiti della Chiesa. Proibì ai democratici cristiani ogni azione politica indipendente dalle gerarchie ecclesiastiche e scomunicò il modernismo (1907).

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